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Merano, città di cura e Kurhaus

Nell'Ottocento Merano divenne in breve tempo una delle stazioni climatiche più rinomate e frequentate d'Europa.

Si veniva a Merano tutto l'anno per godere dell'aria salubre e trovare sollievo per le diverse affezioni, da quelle polmonari a quelle dell'apparato digerente, nonché per quelle di tipo psicosomatico come la melanconia.

La città era così una splendida alternativa, verde e fiorita, alle grandi capitali, a volte tristi o anonime, della Mitteleuropa.

I mesi invernali assolati e con poche giornate di pioggia, dal clima temperato erano l'ideale per le cure o la convalescenza dei numerosi malati di tubercolosi.

In primavera si veniva a Merano per la cura del siero, mentre in autunno, il famoso autunno meranese, per la cura dell'uva.

L'uva meranese dolce e scura rappresenta un efficace disintossicante naturale indicato per le gastropatie per le affezioni renali e del ricambio.

Scoperta e studiata da più di un medico nel secolo scorso e variamente attribuita, fu diffusa da bavarese dottor Lentner. Oggi come allora questa cura va affrontata su consiglio e controllo medico, soprattutto per quanto riguarda il dosaggio e la frequenza nonché la durata del trattamento.

Il Kurhaus

Sull'allora Gisela Promenade sorgeva il maestoso complesso fulcro della vita turistica e di cura. Il primo edificio ad essere eretto nel 1874 fu il Pavillon, adibito allo svago degli ospiti che venivano intrattenuti con feste danzanti, con conferenze e quant'altro potesse allietare il soggiorno dell'esigente clientela.

Visto il continuo incremento delle presenze turistiche si decise di procedere all'ampiamento delle strutture. I lavori per il Kurhaus furono avviati nel 1912, su progetto dell'architetto Ohmann che realizzò in città le istanze architettoniche della Secessione viennese.

L'edificio si compone di un elegante foyer, un salone che conduce alla loggia e dell'ampio salone da ballo. Le decorazioni in ferro dorato, gli stucchi e gli affreschi seguono i canoni dello stile liberty.

L'esterno è ingentilito da una facciata tondeggiante scandita da quattro colonne che ne sorreggono il timpano e sormontato dal gruppo delle Grazie danzanti in cerchio.

Le acque termali

Nella seconda metà del XIX secolo l'Accademia di Vienna aveva avviato delle ricerche per scoprire le ragioni che permettevano alle piante mediterranee non solo di crescere nella nostra zona ma addirittura di superare indenni la stagione fredda. Si pensava di poter addurre tale fenomeno alla presenza di sorgenti radioattiva.

Le ricerche interrotte allo scoppio del conflitto non avevano portato che esigui risultati. Nel 1933 l'Azienda di Soggiorno incaricò il geologo trentino G. B. Trener di riprendere le ricerche.

Egli indirizzò le proprie indagini su quelle zone caratterizzate dalla presenza di rocce cristalline connesse ad emanazioni radioattive ed i risultati furono vincenti: la zona detta "Bagni dell'Orso" a San Vigilio si presentava infatti ricca di sorgenti.

Si poteva così dare avvio ad uno stabilimento termale e lo si fece allestire nel complesso del Fisioterapico. Il problema di condurre le acque in città si risolse con la perforazione di una galleria nel tratto più ricco.

Ancora oggi è proprio l'acqua di San Vigilio ad alimentare l'attuale stabilimento termale. Posto nel centro cittadino si estende su un'area assai vasta, cinque ettari, tra parco ed impianti termali.